venerdì 24 aprile 2015

Mangia sano, torna alla natura tratto da "expopolis" di Off Topic e Roberto Maggioni

Il libro è scaricabile in .pdf a questo link:
http://www.offtopiclab.org/wp-content/uploads/2013/09/expopolis.pdf
Mangia sano, torna alla natura 
Come spesso capita quando si parla di agricoltura e alimentazione, chi se ne fa promotore ci illustra paesaggi agresti e una civiltà che vive seguendo i ritmi della natura, svegliandosi all’alba e coricandosi al tramonto. Mai emerge la realtà di un settore che sconta la dipendenza dai sussidi europei, l’insostenibilità del carattere intensivo di allevamenti e agroindustria, il carattere residuale di alcune specie storiche del territorio. L’agricoltura oggi è un settore dell’economia altamente tecnologizzato rispetto a cui occorre prendere in considerazione anche il campo del terziario, della logistica attraverso cui la merce agricola gira, delle modalità di distribuzione, piccola, media o grande. Genuinità, sostenibilità, creatività. Come fare a offrire una rappresentazione di tutto ciò? Con grande dono di sintesi, l’approccio utilizzato da chi ha inizialmente proposto “l’Expo sostenibile” è stato quello di progettare un enorme orto globale che potesse rappresentare meramente il processo produttivo sintetizzandone alcune potenzialità ma creando in effetti solo un’ipotesi né esistente né realizzabile né tantomeno auspicabile. Non ci sfugge la suggestività della proposta e il doppio binario nel quale si voleva collocare: orto globale come terreno di coltivazione di prodotti alimentari e di relazioni umane, quasi a raffigurare una foresta di alleanze umane in cui cibo e relazioni abbiano terreno per crescere e progredire. Mantenere una struttura del genere (nel post Expo) avrebbe però avuto costi notevoli. Il mercato agricolo, sia considerando i desideri della grande distribuzione sia considerando i progetti dei piccoli agricoltori e delle realtà agricole più informali, non chiedeva una simile opera. È poco ragionevole pure la caratteristica più espositiva che produttiva di un progetto, che è prima un parco botanico e solo in seconda battuta un orto, caratteristica che lo inserisce nella categoria dei parchi a tema, con scarsa probabilità di successo. Una probabilità talmente scarsa che lo stesso amministratore delegato di Expo Spa, Sala, lo ha reputato poco interessante e attrattivo persino per il periodo dell’esposizione universale. Per questo motivo l’orto globale è stato cancellato, seppellendo con sé tutta la retorica dell’Expo green e della produzione sostenibile. Fosse stato realizzato, sarebbe stato come un parco giochi senza giochi. L’unico senso di questa proposta stava nell’opzione “orto globale permanente”, laboratorio in cui il sapere agricolo globale avrebbe interagito e prodotto prima legami e poi contaminazioni produttive. L’aspetto più curioso di questa vicenda è che l’orto globale è stato l’unico tentativo atto a dar forma al tema. Il nuovo masterplan è molto lontano dall’offrire una rappresentazione a “Nutrire il pianeta”. Nel nuovo progetto Expo 2015 diventerà più una rappresentazione di un mercato che di un orto. Se gli avventori avranno voglia di mangiare una zucchina non andranno a raccoglierla nell’orto globale ma la troveranno alla Coop (nel supermercato del futuro) o al ristorante. Non certo una novità sul piano esperienziale, non certo una premessa di spettacolarità, forse una promessa di banalità.

FONTE1
FONTE2

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