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sabato 30 maggio 2015

Immàginati - G.B.

Immaginati imprigionato senza saperne il motivo...

Immaginati picchiato e seviziato senza che tu ne capisca il perchè...

Immaginati colpito a randellate perchè non fai ciò che ti dicono in una lingua sconosciuta...

Immaginati dolorante fin dentro le ossa per il freddo e per le botte subite...

Immaginati pigiato in poco spazio assieme a tanti fratelli e sorelle con la tua stessa sorte...

Immaginati ormai privo di forze e con le mammelle che ti fanno male tanto sono grosse e pesanti...

Immagina che appena hai partorito ti portano via il bambino che aspettavi dentro te...

Immaginati privo di forze, magrissimo e con la pancia gonfia perchè non c'è nulla da mangiare...

Immaginati rincors* da una muta di cani che abbaia e guaisce minacciosa...

Immaginati il primo morso di un cane che non capisci perchè ti morde...

Immaginati colpito dal proiettile di un fucile che ti brucia dentro e ti fa perdere pian piano i sensi...

Immagina di divincolarti per fuggire ed il cuore ti scoppia di paura...

Immaginati di soffrire i morsi della fame e di rinsecchirti per la sete...

Immaginati libero e subito dopo in una rete assieme a tanti altri della tua famiglia...

Immaginati issato con forza in una rete e pigiato sotto il peso di tantissimi tuoi fratelli e amici...

Immagina di soffocare perchè ti manca l'aria...

Immaginati sgozzato che perdi forze e sangue e non ne conosci il motivo...

Immagina di dormire per cercare di alleviare il dolore di vivere senza avere il minimo indispensabile per sfamarsi...

Immaginati in fila assieme a tanti altri tuoi simili prima di entrare in un luogo in cui in tanti sono entrati ma nessuno ne è uscito...

Immaginati in braccio a tua madre che non ha più nemmeno una goccia di latte da darti per sfamarti...

Immaginati di essere in un luogo asettico, bloccato nei tuoi movimenti e qualcuno ti taglia o ti inietta qualcosa e non sai il perchè...

Immaginati con un taglio lungo tutta la tua pancia e le tue viscere ti fanno male al freddo del laboratorio...

Immaginati con un perno d'acciaio in testa dove un gigante attacca dei cavi e non ne conosci il motivo...

Immagina di chiudere gli occhi per alleviare il dolore profondo e sconosciuto che senti dentro e fuori...

Immaginati legato e rinchiuso in una gabbia...picchiato perchè hai voglia di correre e giocare e non puoi...

Immaginati senza aver nulla da mangiare e da bere...

Immaginati affamato e stanco...

Immaginati ormai svuotato di tutto ciò che il tuo corpo conteneva perchè non riesci a trattenere la diarrea...

Immaginati in un luogo dove non c'è altro che polvere...

Immaginati legato con una catena al collo senza poter correre libero e la catena ti fa male...

Immaginati e immagina...non puoi ignorare o far finta di niente...non più!

Ora agisci!!!

lunedì 15 settembre 2014

Brano tratto da "FRATERNITA' E COMPASSIONE" di Luisella Battaglia (per "Altri Versi" di Oltre La Specie)

Quello che vi propongo è un brano tratto da "FRATERNITA' E COMPASSIONE" di Luisella Battaglia (per "Altri Versi" di Oltre La Specie) che cita Rosa Luxemburg. Durante la sua prigionia nel carcere di Breaslavia, a pochi mesi dalla sua morte, assiste ad una scena di ordinaria violenza nei confronti di alcuni animali da soma. Questa la descrizione in una delle sue ultime lettere: "Durante le operazioni di scarico, gli animali se ne stavano esausti, completamente in silenzio, e uno, quello che sanguinava, guardava davanti a sé e aveva nel viso nero, negli occhi scuri e mansueti, un'espressione simile a quella di un bambino che abbia pianto a lungo. Era davvero l'espressione di un bambino che è stato colpito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla violenza bruta... [1]" e ancora: "Gli stavo davanti e l'animale mi guardava, mi scesero le lacrime - erano le sue lacrime; per il fratello più amato non si potrebbe fremere più dolorosamente di quanto non fremessi io, inerme davanti a quella silenziosa sofferenza. Quanto erano lontani, quanto irrangiungibili e perduti i verdi pascoli, liberi e rigogliosi, della Romania! [...] Oh mio povero bufalo, mio povero, amato fratello, ce ne stiamo qui entrambi così impotenti e torpidi e siamo tutt'uno nel dolore, nella debolezza, nella nostalgia."[2]
Dall'incorntro degli sguardi nasce la compassione, il riconoscimento della fraternità al di là delle frontiere di specie.[...] E tuttavia dolore, tensione, pena, amore, ansia sono sentimenti comuni a noi e a loro: di pathos è intessuta la nostra esistenza. Di qui la possibilità dell'empatia: non vi sono limiti alla nostra capacità di entrare col pensiero nella pelle di un altro, di immaginare  l'esistenza di un qualsiasi essere con il quale condividiamo il sostrato della vita.

[1] Rosa Luxenburg, Un po' di compassione, trad. it. di M. Rispoli, Adelphi, Milano 2007, p.20 
[2] Rosa Luxenburg, Un po' di compassione, trad. it. di M. Rispoli, Adelphi, Milano 2007, p.21